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JOHN LLOYD: VERSO IL GLOBAL JOURNALISM

Contenuti informativi online traducibili in diverse lingue, che viaggiano con facilità e rapidità in tutto il mondo: il punto di John Lloyd del Financial Times sulla nuova veste cosmopolita del giornalismo

John Lloyd è uno dei maggiori esperti internazionali di giornalismo online, firma di punta del Financial Times, editorialista de La Repubblica, già editorialista del Times. Nel 2006 ha co-fondato il Reuters Institute for the Study of Journalism, centro di ricerca sullo sviluppo globale dei nuovi media dell'Università di Oxford, è membro del consiglio editoriale di Prospect, il comitato consultivo della Scuola di studi politici di Mosca.

Intervistato in occasione del Festival del Giornalismo di Perugia, John Lloyd riflette sulle nuove prospettive aperte dalla fruibilità globale di contenuti giornalistici localmente prodotti e sul ruolo del web nel futuro del giornalismo.

Sul web, i contenuti informativi hanno diffusione globale e sono leggibili da persone diverse per provenienza geografica, età, cultura. Alla luce della sua attività nel Financial Times, reputa che questo fenomeno influisca sul modo in cui i contenuti giornalistici sono pensati e prodotti a monte?

Decisamente sì. Esiste il fenomeno del digital divide, per cui vaste aree del mondo non hanno un pieno e costante accesso ad internet. E c'è tuttavia una nutrita platea digitale che assume confini extra-continentali, interessando in particolar modo Europa e Nord America. In queste regioni del mondo occidentale, l'accessibilità ai contenuti web è piuttosto uniforme. Anche nel caso del Financial Times, quindi, non è solo per l'autorevolezza internazionale della testata ma è anche e soprattutto per l'accessibilità globale dei suoi contenuti digitali che i lettori di questo giornale britannico si concentrano anche al di fuori dei confini del Regno Unito. L'inglese, inoltre, è parlato e compreso in numerosi stati, senza considerare che il web permette di tradurre rapidamente e agevolmente i contenuti redatti in qualsiasi lingua (o quasi).

Sta quindi nascendo un linguaggio universale, o meglio universalmente traducibile, per i contenuti sul web?

In un certo senso sì. Gli strumenti di traduzione disponibili online riescono ad aumentare in modo significativo la comprensibilità dei testi da parte di pubblici di nazionalità diverse. In questo modo, i contenuti acquistano una sorta di “intellegibilità universale”. Grazie a questo fenomeno, oggi, per la prima volta, possiamo avere un terreno informativo comune e fare tutti parte di una comunità di interlocutori globali: questa possibilità è sicuramente destinata a cambiare il mondo.

In questo scenario comunicativo sempre più web-based, qual è il futuro del giornalismo?

Il web è senz'altro diventato il medium principe nel mondo occidentale: l'arena privilegiata su cui fare politica e la piattaforma principale attraverso cui comunicare. Gran parte dell'attività giornalistica si svolge oggi online e, a mio avviso, tra 10 anni questa migrazione verso internet sarà totale.

 

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