Un tempo, l’Italia è stata la capitale Europea del design.
Perché le “cose”, che siano oggetti tangibili, progetti o iniziative, sono emanazione diretta, viva e pulsante, delle persone che le usano, pensano, intraprendono. E nella misura in cui ci permettono di agire oltre i limiti, al di là degli schemi preordinati, hanno un proprio valore etico e morale. Proprio come la comunicazione, capace di svelare aspetti inediti della realtà.
Ecco allora che la comunicazione si pone come scienza, con una teoria e un metodo consolidati, ma anche con un approccio pronto ad evolversi per decodificare i mutevoli linguaggi di una società in divenire.
Dare senso alle cose diventa un atto di coraggio, e per la comunicazione istituzionale assume i contorni di un nuovo percorso, non orientato alla promozione di prodotti, ma alla diffusione di valori e atteggiamenti virtuosi.
Nel coraggio del cambiamento, e nel saperlo rendere “significativo”, si colloca il progresso. L'unica vera regola è quella di rompere le regole, consapevoli del peso e del ruolo dell'etica che nelle persone e nelle cose di quel tempo trova espressione e vita.